Home Aziende e Cantine Ronchi di Cialla e lo Schioppettino

Ronchi di Cialla e lo Schioppettino

da Stela Gutuleac
Pubblicato: Aggiornato il

Sapevi che lo Schioppettino era una volta illegale?

Oggi vorrei condividere con te una regione molto ricca di storia, una terra di confine che si estende dalla montagna, alle colline, alla pianura fino al mare: il “Friuli Venezia Giulia”.

 

Prepotto, una perla nascosta del Friuli Venezia Giulia

Vorrei farti conoscere una perla nascosta a Prepotto, un piccolo paese in collina; è un vitigno che stava scomparendo definitivamente a causa della malattia delle vite ma anche a causa di alcune leggi italiane sull’agricolture che in alcuni casi non si rendono conto che i vitigni autoctoni possono fare la differenza sul territorio e la cui estinzione può far scomparire anche una parte della storia italiana vitivinicola.

Schioppettino di Prepotto: il vitigno illegale

Il vitigno autoctono, diventato la perla rara di Prepotto, è lo Schioppettino di Prepotto. Grazie alla famiglia di Paolo e Dina Rapuzzi che nel 1970 decisero di lasciare la città e trasferirsi in campagna precisamente sulla collina di Cialla con l’intenzione di coltivare i vitigni della tradizione friulana.

Paolo Rapuzzi era un appassionato di vitigni autoctoni, che si possono anche prestare all’invecchiamento, all’inizio si concentrò sui vitigni già conosciuti all’epoca come Picolit, Verduzzo, Ribolla Gialla, Refosco, vini di grande eccellenza.

Ma in paese ricordavano un vitigno che era molto difficile da trovare e soprattutto non era inserito nel registro dei vitigni regionali. Paolo e Dina vennero mossi dalla curiosità di andare alla ricerca di questo vitigno, di capire la sua storia e soprattutto di recuperare le vite.

 

 

La Fillossera che ha colpito l’Europa: la malattia dei vitigni

Lo Schioppettino si era quasi estinto in passato, a causa della Fillossera, una malattia della pianta di vite che aveva colpito quasi tutta l’Europa, solo a Prepotto alcuni contadini erano riusciti a salvarlo.

Rimase un’ombra nel secondo dopoguerra quando si erano preferiti i vitigni internazionali costringendo, in qualche modo i contadini a mantenere e a curare per loro stessi lo Schioppettino, questo è il motivo per cui si erano salvati soltanto pochissimi esemplari.

Paolo Rapuzzi, insieme alla famiglia Nonino, si impegnarono a recuperare lo Schioppettino e riuscirono a salvare 60 piante superstiti da cui vennero ricavate le barbatelle per far rinascere lo Schioppettino.

Non appena la famiglia Rapuzzi iniziò a valorizzare e a produrre lo Schioppettino ebbe una amara sorpresa con l’insorgenza di un problema burocratico: non era consentita la coltivazione di un vitigno e la produzione di un vino che non fosse stato registrato fra le varietà da coltivare.

Nel momento di difficoltà reagirono con fermezza, sarebbero arrivati anche in tribunale se fosse stato necessario pur di salvare questo vitigno che altrimenti sarebbe andato perduto.

Con l’aiuto della famiglia Nonino e del giornalista critico Luigi Veronelli riuscirono non solo a legalizzare questo vitigno, ma nel 1976 ottennero in Premio Nonino “Risit d’Aur” (barbatella d’oro) dedicato alla salvaguardia dei vitigni autoctoni. Da quel momento iniziò una lenta rinascita del vitigno autoctono Schioppettino.

Prepotto, la città dello Schioppettino

Prepotto venne nominata la città dello Schioppettino. La sua fama di diffuse a livello internazionale e in seguito venne coltivato in Australia e negli Stati Uniti.

La storia di questo vitigno è sorprendente e la nostra fortuna è stata che si sono adoperate per il suo recupero persone come la famiglia Rapuzzi, i Nonino e alti viticoltori molto determinati a innamorarti delle loro tradizioni e di quella storia che sarebbe andata perduta.

La famiglia Rapuzzi non si è mai fermata e con l’aiuto dei figli oggi possiedono un’azienda certificata “Biodiversity Friend”.

famiglia ronchi

L’obiettivo dell’azienda è quello di garantire il processo di produzione senza perdere le caratteristiche di biodiversità confermando che l’azienda lavora costantemente per migliorare la qualità ambientale.

Spero che questo articolo possa aiutarvi, la prossima volta che assaggerete lo Schioppettino, a rivivere la storia. Una vite salvata, valorizzata nata su questo territorio, fonte di un vino che noi abbiamo il privilegio di godere sulle nostre tavole.

Ma com’è lo Schippettino di Cialla?

Viene coltivato nelle Valle di Cialla nel comune di Prepotto su un terreno di marne eocenica e arenaria marnose. La vendemmia è rigorosamente manuale e viene effettuata nella seconda metà di ottobre, selezionandone i migliori grappoli.

La vinificazione avviene presso il produttore, la macerazione si prolunga per 4-5 settimane e il rimontaggio viene eseguito due volte al giorno. L’affinamento avviene in barrique di rovere francese per 14-18 mesi e ulteriori 30-36 mesi di affinamento in bottiglia. Vi è un potenziale invecchiamento di circa 20-25 anni. Particolari annate possono anche avere un invecchiamento più prolungato.

Esame organolettico dello Schioppettino

 

Il colore e rosso rubino con riflessi accesi e brillanti.

Profumo elegante e ricco di frutti rossi (ribes, mora) sottobosco, note di pepe, balsamico.

Sapore sapido, equilibrato, il tannino maturo ma elegante. Molto raffinato con una struttura quasi imponente e aristocratico, con carattere ben strutturato che riesce ad avere una lunga vita.

E’ un vino dalle diverse sfumature. Da giovane si può abbinare con piatti raffinati, non tanto strutturati, mentre con l’invecchiamento accompagna pietanze con una struttura ben precisa per esempio a base di carne o con il tartufo.

Un vino che può sorprendere chiunque con quei profumi che ti aspetti di trovare solo in un vino austero, invece ti sorprende all’assaggio per la sua eleganza e l’equilibrio tra il tannino e l’alcol che varia a seconda dell’annata.

Sei un produttore di vino? Ti piacerebbe raccontare la tua storia e avere uno spazio qui nel mio blog? Contattami e verrò a trovarvi.

A presto,

Stela

You may also like

Lascia un commento